Buon compleanno, Hubble…

Posted on 23. apr, 2010 by Aldo Gagliano in Astronomia

Il telescopio spaziale Hubble compie 20 anni. Lanciato con lo Shuttle Discovery il 24 aprile del 1990, l’Hubble Space Telescope è più che mai in forma; da vent’anni continua a deliziare scienziati, astrofili ed appassionati e non sembra abbia voglia di andare in pensione. E’ pur vero che per ben 5 volte è dovuto ricorrere alle cure prestategli da “mamma Nasa”, ma a parte qualche acciacco è tornato sempre a funzionare in modo perfetto. In tutto questo tempo ha fotografato più di trentamila oggetti e oltre mezzo milione di immagini del profondo cielo con una risoluzione impensabile; ha scoperto nuove galassie, l’esistenza dei buchi neri e della (probabile) energia oscura, ci ha fatto conoscere pianeti extrasolari di cui ignoravamo totalmente l’esistenza (oggi ne conosciamo oltre 450!) e ci ha fatto vedere le Nebulose planetarie raccontandoci la loro storia e facendoci un po’ sognare, pensando che sono come le farfalle: non ne esistono due uguali in tutto l’Universo. Ogni scoperta, come d’altronde accade sempre in astronomia, ha permesso di capire meglio i misteriosi enigmi dello spazio e nel contempo ha aperto nuovi interrogativi. Senza di lui non avremmo potuto sapere che l’Universo è “vecchio” di 13,7 miliardi di anni e che continua ad espandersi; non avremmo mai assistito al tragico evento della morte di una stella come Supernova e non avremmo mai potuto accorgerci che in tutto lo spazio che conosciamo meno del 5% è composto dalla materia che vediamo, aprendo le porte ai nuovi grandi grattacapi chiamati “materia oscura” ed “energia oscura”, misteri ancora non risolti che rappresentano il restante 95% dell’Universo conosciuto. Semprechè si possa parlare di “Universo” e non di “Universi”, viste le ultime teorie più azzardate dei cosmologi.

Quando fu progettato ebbe parecchi detrattori a suo sfavore, pensando che l’enorme spesa occorrente alla sua realizzazione non avrebbe mai potuta essere ripagata con il suo lavoro. Fortunatamente il progetto andò in porto, ma un’altra grande batosta si ebbe quando si esaminarono le prime immagini dello strumento già in orbita: ci si accorse che lo specchio primario del telescopio restituiva immagini sfocate. Prima d’inviare una missione per montare le lenti correttive, venne inventato ed usato un software innovativo per la manipolazione digitale delle immagini; e come accade qualche volta, da un male venne fuori un bene. Questo software è tutt’oggi utilizzato negli screening mammografici del tumore al seno aiutando a risolvere molte problematiche prima senza soluzione.

Altri telescopi spaziali sono stati inviati nel Cosmo, ma Hubble rimane comunque forse il più amato ed il maggior “lavoratore” spaziale sino ad oggi. L’ultima manutenzione, effettuata nel maggio del 2009, oltre a risolvere alcuni problemi tecnici lo ha reso 100 volte più potente rispetto al suo esordio di vent’anni prima. Probabilmente non ci saranno in futuro altre manutenzioni e riparazioni, a detta dei tecnici Nasa, ma potremo ancora sognare per molto tempo guardando le fotografie che lo strumento continuerà ad inviarci; almeno sino al 2019, ma qualcuno spera che riesca a “tirare” sino al 2032. Poi, come avviene per tutti, finirà il suo lavoro, anche se purtroppo non come un pensionato rispettabile ma da eroe: rientrerà infatti nella nostra atmosfera disintegrandosi in vari pezzi opportunamente dirottati in qualche grande oceano della Terra. Una vita di grandi avventure non può che finire in un modo altrettanto avventuroso.

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