Galassie cannibali
Posted on 08. dic, 2009 by Aldo Gagliano in Astronomia, cosmologia

Una teoria cosmologica dominante sostiene che galassie crescono attraverso un processo di “accrescimento” dovuto allo scontro con altre galassie vicine. Del resto in Cosmologia è abbastanza noto il fenomeno di “scontri galattici” e la Nasa ha addirittura prodotto dei modelli matematici di come ciò possa avvenire sviluppando delle bellissime animazioni in 3D.
Pieter van Dokkum astronomo della Yale University ha condotto lunghe indagini studiando nel profondo cielo le galassie più grandi, prevalentemente “galassie ellittiche”, così chiamate per la mancanza di braccia a spirale, o comunque galassie come la nostra Via Lattea, cercando di stabilire se la formazione sia stata dovuta dal collasso di nubi di gas o di antichi scontri con altre galassie più piccole. Delle 126 galassie di tutte le varietà studiate, van Dokkum ha notato che 67 di queste mostrano segni rivelatori di impatto o di attuali collisioni in corso. Inoltre su 86 galassie, fra le più antiche, 61 hanno mostrato qualche traccia evidente di “incidente cosmico”.

La vicina galassia di Andromeda, grazie alla sua “prossimità” (solo 2,4 milioni di anni luce di distanza) è una vera fonte d’informazioni primarie per gli studiosi. Sono stati identificati resti di galassie più piccole che il nostro “vicino di casa” sembra aver cannibalizzato. Questo spiegherebbe le dimensioni della galassia e soprattutto l’ultima ipotesi di stima del numero di stelle contenenti, pare oltre 1000 miliardi (ancora oggi quasi tutti i testi riportano una stima di circa 400 miliardi di stelle). Le indagini si basano sulle osservazioni fatte con il telescopio posto in cima al Mauna Kea alle Hawaii, guidate dall’astrofisico Alan McConnachie.
Studiare la galassia di Andromeda è una vera fortuna. E’ come se potessimo vedere (verosimilmente) la nostra galassia, la Via Lattea, dato che sicuramente mai nessuno potrà vederla nella sua interezza considerando il fatto che ci troviamo proprio “dentro” e che le distanze sono veramente impossibili da colmare (la Via Lattea si estende per circa 100.000 anni luce e noi con tutto il Sistema Solare “abitiamo” a circa 30.000 anni luce dal centro galattico).
“Se sei all’interno di una città, è molto difficile cercare di capire cosa quella città sembra”, dice McConnachie. Una sorta di testimonianza archeologica del processo di accrescimento proviene dallo studio dei resti fossili di piccole galassie “divorate” da Andromeda. Tali resti assumono la forma di grandi e diffusi flussi di stelle, gruppi stellari che sono stati allontanati dalla forza gravitazionale della galassia più grande.
Del resto, se tutto ciò non convincesse i più scettici, basta dire che è ormai provato, matematicamente parlando, che proprio la galassia di Andromeda è in “rotta di collisione” con la nostra Via Lattea. Tra un paio di miliardi di anni potrebbe avvenire uno scontro tra le due sorelle, semplicemente considerando direzione, movimento e velocità delle due galassie. Considerando le dimensioni, è facile supporre chi sarà cannibalizzata, ma non è comunque detto –data la posizione- che il nostro Sistema Solare possa uscirne danneggiato, anche se il problema non si pone comunque, visto che difficilmente la nostra “autonomia” potrà essere garantita per questo periodo di tempo.
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