Perché divulgare la scienza?

Sarà capitato a molti ascoltare la classica frase che recita più o meno: “spendono un sacco di soldi per andare sulla Luna e poi qui non abbiamo una sola cosa che funziona….”. Se si pensa che si possa relegare questo concetto ad una semplice battuta, si è forse troppo ottimisti. L’altro giorno un commento ad un post su un blog scientifico concludeva il ragionamento in questo modo: “La scienza è una cosa bella, ma nel contempo negativa”. Non mi stupirei più di tanto se da un’indagine fatta nostro “bel paese” risultasse che la frase di cui sopra avesse una quota di adesione molto alta; il punto è che purtroppo la nostra società scientifica ancora non riesce a “raccontarsi” in modo adeguato. Gli scienziati hanno imparato molto bene a lavorare nei laboratori ma non allo stesso modo quando si tratta di divulgare le loro scoperte (non tutti ovviamente). E’ come se fosse quasi un obbligo essere “difficili” per poter raccontare i propri studi; un po’ come spesso avviene con il politichese. Fortunatamente pare che di questi tempi si stia vivendo una specie di rinascimento nella divulgazione scientifica.

Forse si comincia a comprendere che “farsi capire” paga. Ci sono esempi quantificabili, come quello (nuovissimo) dell’Inaf (Istituto Nazionale di Astrofisica) che ha dedicato un portale vero e proprio alla divulgazione semplice ed immediata. Si racconta che il famoso Stephen Hawking escluse dal suo famoso libro “Dal big bang ai buchi neri” le formule matematiche perché un amico gli aveva detto che ogni equazione che avesse incluso nel libro avrebbe dimezzato le vendite. Il fatto, se non si è capito, è che tutti hanno da guadagnarci, almeno se ragioniamo su  tempi medio-lunghi. Ad esempio, a quel signore che dice “…nel contempo negativa” si potrebbe spiegare che proprio lui stesso, da quando la mattina si alza dal proprio letto sino alla sera, “sfrutta” (per così dire) la scienza in modo massiccio: è infatti grazie ad Einstein che la sua crema da barba o il dentifricio sono prodotti di qualità, ovvero è grazie agli studi iniziali dello scienziato ed alla creazione di una formula per misurare la dimensione di molecole disciolte nei liquidi che tutto funziona a dovere; e se quando cerca una destinazione con il suo nuovo navigatore satellitare comunque riesce a trovarla lo deve indubbiamente alle correzioni per gli effetti della relatività (sempre Einstein) fatte alle matrici di posizionamento globale dei satelliti; viceversa i segnali GPS accumulerebbero tanti errori che per andare da Palermo a Roma si dovrebbe passare per il Cairo (il che potrebbe essere comunque istruttivo). Non parliamo poi del piacere di scrivere una bella lettera al computer: senza la Nasa che negli anni 60 non sapendo come caricare nella navicella spaziale un computer a valvole che pesava un accidenti non si fosse inventato il transistor, non credo proprio che oggi vedremmo il dilagare di tanti Blog nel web. Certo ci sono stati anche errori di percorso; qualcuno pensò bene nel 1945 di utilizzare l’equazione “E=mc2” per “fare pulizia” in casa d’altri (leggi: bomba nucleare). Non si può comunque dare una colpa diretta alla scienza. E’ come se maledissimo l’esistenza delle pietre perché alcuni “fuori di testa” le usano per lapidare le mogli infedeli.

In altre parole, la divulgazione dovrebbe servire ad informare in modo corretto e senza sensazionalità alla Vojager le persone comuni; ha detto recentemente il matematico Piergiorgio Odifreddi: ”Usiamo quotidianamente tecnologie di cui non sappiamo nulla, e di cui le persone non immaginano minimamente la complessità. Eppure quello è il risultato di invenzioni e ricerca scientifica che è interessante scoprire proprio grazie alla divulgazione”. Il vero divulgatore non deve essere a tutti i costi uno scienziato. Basta uno studioso che abbia la correttezza di approfondire le cose e la “qualità” di saperle esprimere senza salire in cattedra. Ma soprattutto senza fare della divulgazione il business del momento; siamo già abbastanza forniti di “TV spazzatura” e di furbetti che con il 2012 hanno venduto tanti libri pari alla quantità che potrebbe contenere la loro nuova piscina che si sono regalati con gli introiti delle vendite.

Altrimenti la confusione nella mente del povero utente televisivo cresce. Se cresce la confusione, crescerà sicuramente la diffidenza sull’oggetto della confusione, ovvero sulla scienza.

Come se non bastasse già di per se l’abbondante incertezza che il nostro mediocre sistema scolastico ci propina. Non fai in tempo neanche a finire gli studi superiori, dove ti hanno infarcito il cervello di concetti di come l’Universo sia regolato da ferree regole matematiche, che appena entrato in università incontri la meccanica dei quanti che spiega esattamente il contrario; e cioè che i processi alla base della fisica non sono rigorosamente determinati ma dati da un susseguirsi di eventi non certi, cui è possibile al più associare una probabilità (probabilistici, quindi). Figuriamoci il naturale disorientamento del lettore o ascoltatore medio che vorrebbe solo capirne un po’ di più!

È molto difficile far capire alla gente comune che il progresso dipende dalla ricerca; se poi nessuno glielo dice, la questione diventa un vero problema. Certo, la ricerca costa, ma non molti sanno che ad esempio le spese per le ricerche spaziali degli anni ’60 e ’70 che hanno portato l’uomo sulla Luna, oltre ad aver creato molti prodotti di utilità pratica, sono state inferiori a quelle che nello stesso periodo gli uomini hanno destinato all’acquisto di lozioni che avrebbero dovuto arrestare la caduta dei capelli i quali, lentamente e inesorabilmente sono comunque caduti lo stesso. L’esigenza di una divulgazione che esca dai confini eruditi e venga diretta ad un pubblico di massa è ormai reale ed incontestabile. Lo avevano capito anche gli antichi, a cominciare da Galileo il quale, per farsi capire da un pubblico più ampio, scriveva in “volgare” anziché nel più dotto latino e scendeva in strada fra la gente con il proprio cannocchiale. Speriamo che il buon senso riesca a prevalere.

2 pensieri su “Perché divulgare la scienza?

  1. Salve, sono una ragazza di quasi 18 anni che crede fermamente nel progresso e nella divulgazione scientifica. Mi sono appassionata all’astrofisica da più di 3 anni e da allora non leggo che libri riviste e film a tema. Ho letto questo articolo e non potevo che scrivervi che approvo tutto ciò k sopra si è scritto non che sono una di quelle poche persone che senza una cattedra cerca di diffondere concetti scientifici partendo anche dai propri amici. Anche a scuola mi è capitato di sentirmi dire da un prof che i viaggi sulla luna costano troppo senza molti risultati apparenti, ovviamente ha suscitato la mia reazione facendo si che lo contradicessi. In conclusione volevo farvi i complimenti x lo spettacolo a cui ho assistito al forum! Buona giornata!

  2. Grazie Selene per quello che scrivi. Noi siamo al Forum sino a domenica 14 agosto. Se ritorni fatti riconoscere, sarà un piacere per noi scambiare due parole insieme. Ciao Aldo Gagliano

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