Proprio qui il terremoto?

Il devastante terremoto di magnitudo 7  che ha distrutto Haiti martedì scorso, non sembra sorprendere tutti.  Il professore di geologia Robert Yeats della Oregon State University di Corvallis ha detto in un’intervista rilasciata il 6 gennaio scorso: “Se avvenisse un terremoto nelle vicinanze di Haiti, al di là della magnitudo del terremoto stesso sarebbe un disastro per le popolazioni di quel luogo, povere e residenti in costruzioni fatiscenti”.  D’altronde è ben risaputo che le placche tettoniche che scivolano lentamente dalle coste dei Carabi a quelle nordamericane sono molto simili alla faglia di Sant’Andrea in California. Tutta la regione di Haiti è definita sismica anche se è dal 18° secolo che non si verificavano terremoti così distruttivi. Il sisma ha messo a dura prova circa tre milioni di persone; è stato così dannoso perché si è verificato a una profondità relativamente bassa, circa 10 chilometri sotto la superficie del paese. Fortunatamente, ma si fa per dire, anche se il terremoto ha raso al suolo innumerevoli edifici nella capitale e provocato smottamenti in tutta la regione disboscata non ha causato un prevedibile tsunami, come inizialmente temuto.  Yeats ha anche definito la città di Teheran “una bomba ad orologeria pronta ad esplodere”.  Tutto il nord di Teheran potrebbe essere la prossima vittima, allo stesso modo come le previsioni  parlano del sud della California per i prossimi decenni. Ma nella capitale iraniana, continua Yeats, nonostante la tecnologia sia più avanzata rispetto ad Haiti, molti degli edifici non sono a prova di scosse telluriche.  Altri posti preoccupanti, osserva, sono Lima, in Perù, e Karachi in Pakistan, come pure gran parte della Turchia, dove molte zone sono non sicure a causa della corruzione e della povertà. Disastri annunciati? Anche se largamente previsti, rimane ben poco da fare; si può stare certamente allerta, ma non si possono probabilmente ricostruire intere città fatte di edifici traballanti e pericolosi. Ma poi, verrebbe da chiedersi, anche nella nostra evolutissima Sicilia, quante persone costruiscono oggi nuove abitazioni civili antisisma? Probabilmente il siciliano è fatalista e non può far altro che pensare: “Ma sì, proprio qui deve venire il terremoto?”.

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