Scienza? Sì, grazie..

Forse stiamo vivendo in un’epoca straordinaria. Per 1800 anni il genere umano ha progredito nelle scienze con una velocità molto limitata, quasi sonnecchiando, senza mai grandi passi. Poi, in solo 100 anni, il boom. Grandi scoperte, grandi intuizioni e grandi menti ci hanno regalato ciò che nessun essere intelligente, nessun scrittore di fantascienza o genio del passato avrebbe mai potuto minimamente immaginare. In soli 50 anni abbiamo cominciato a capire cos’è l’Universo, quanto è grande e che probabilmente non è neanche il solo e unico. Abbiamo buttato via le pratiche stregonistiche di cure per i malati e abbiamo cominciato a parlare e praticare la vera medicina. Abbiamo inventato le tecnologie più disparate e le comodità di cui oggi non sapremmo mai farne a meno; dal telefono alla luce, dall’automobile al computer. Oggi parliamo delle Leggi fondamentali della fisica e dell’Universo in modo quasi conclusivo, quasi pronti al passo finale, alla comprensione del Tutto. Forse non siamo né più vicini né più lontani da Dio, ma ne parliamo con opinioni diverse e le religioni (ma purtroppo non tutte) hanno capito che se ne deve discutere con libertà, con intelligenza. Per fortuna stanno scomparendo i “mistici” e gli “occultatori” della scienza e quei pochi rimasti, anche se gridano sempre di più, trovano sempre meno spettatori disposti ad ascoltarli.
Forse stiamo vivendo un momento importante.
Quando si studiano le proprietà degli atomi si scopre che la realtà è di gran lunga più strana di qualsiasi forma di fantasia. Le particelle hanno la proprietà di essere in più posti nello stesso tempo. Viene da pensare, in modo più reale di quanto possa apparire descriverlo, che le particelle non esistano solo nel nostro Universo. Universi paralleli diversi gli uni dagli altri. Molti altri Universi. Questa idea era così scomoda che per decenni è stata rifiutata dalla maggioranza degli scienziati, ma con il passare del tempo abbiamo assistito al ritorno, stavolta quasi trionfale, degli universi paralleli e in una versione ancora più strana di quella originale. Da sempre o quasi, il più grande desiderio dei fisici è stato quello di trovare e capire un’unica elegante teoria che riassumesse in se tutto l’Universo; Galileo, Newton, Einstein, Hawking, tassello dopo tassello hanno composto la strada che ci porterà diritto alla meta, giorno dopo giorno, studio dopo studio. E non è stato tempo perso; la gente ha capito che “ignorare” è sbagliato ed alla lunga persino costoso. Lo stanno capendo le regioni del mondo più sfortunate, i popoli più disagiati, le comunità più povere. Dove si è capito le cose sono cambiate. India, Cina, SudAmerica, sono solo gli esempi più eclatanti di questo cambiamento che serpeggia nell’aria, quasi come un profumo eccitante di novità, di scoperta, di ottimismo. Si comincia a capire che condividere è bello, persino fruttuoso; magari si perderà un pò di tempo, ci vorrà un pò di fatica, comunque serve. Come serve divulgare questi progressi, queste scoperte, questi grandi geni che molto spesso lavorando in silenzio tra sacrifici ed incomprensioni continuano a sognare “di avere ragione”, di “avere visto giusto”.
E allora divulgare, far conoscere, parlare e diffondere. Dovrebbe essere la “pratica” del futuro, l’antidoto all’inefficienza, il rinforzo al merito e alla curiosità.

Lo hanno capito i media, forse in alcuni casi persino abusandone, lo hanno capito i politici, lo ha capito la chiesa, per anni detrattrice e oscurantista e quasi si assiste al paradosso-detto qui in forma ottimistica- “della possibilità di comunione d’idee tra scienza e religione”; impensabile sino a pochi decenni or sono. Lo hanno capito finalmente anche le stesse comunità scientifiche, uscendo da quel limbo di “addetti ai lavori” e porgendosi al pubblico, al semplice passante, alla casalinga, all’operaio, cercando sempre di più di farsi capire, di destare curiosità, interesse, attenzione. Speriamo sia finito il tempo dei luoghi comuni, il tempo dei concetti “ma a che serve andare sulla Luna?”, il tempo del vivere immediato: pensiamo ad ora, a stasera, massimo a domani. Quindi divulgare, va bene, ma con correttezza. Conoscendo l’argomento e senza arricchirlo delle proprie convinzioni, delle proprie idee, giuste o sbagliate che siano. Stupire magari sì, ma senza clamore, senza “rinforzini”, solo arricchendo il tema con la personale passione e pronti al dibattito, alla discussione anche contraria. Il nostro Paese è la sede naturale del “mi hanno detto che.:” o del “..ti consiglio..”? Ok, allora sfruttiamo questo modo di fare innato per diffondere quello che almeno crediamo di sapere meglio. Ma senza correzioni arbitrarie e personali. Senza aspettarsi un doveroso ringraziamento o il premio per la “missione”, consapevoli che nel bene e nel male comunque “quel che è fatto è reso”. In una parola? Onestamente.

Forse stà maturando il tempo per un nuovo patto sociale tra vita immediata e vita futura, tra scienza di laboratorio e scienza per tutti. Sì, forse questo, almeno per l’unico bipede del pianeta, è un buon momento; almeno per il cervello.

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