Una bella foto? Bastano 800 mila scatti…

E’ l’immagine della nostra galassia, la Via Lattea, più grande del mondo. Il “fotografo“ è il telescopio spaziale Spitzer della Nasa; per realizzarla ha dovuto scattare più di 800.000 istantanee di seguito, realizzando la più grande composizione reale di tutti i tempi. Il “ritratto”, possiamo giustamente dire di “proporzioni galattiche” è in mostra dal 2 dicembre scorso presso il Planetario Adler di Chicago (www.adlerplanetarium.org).
L’incredibile immagine si estende in uno spazio di 120 metri di lunghezza e 3 di larghezza. 

L’Universo è una fonte continua di informazioni inviate con segnali in largo spettro di luce. Tuttavia, non tutti questi messaggi raggiungono il suolo. Nello spazio, ogni oggetto che ha una temperatura sopra lo zero Kelvin (- 459,67 gradi Fahrenheit, oppure -273,15 gradi Celsius) irradia nell’infrarosso. Ed ecco quindi la nascita di Spitzer. 

Il telescopio spaziale Spitzer è un vero capolavoro d’ingegneria, degno successore (o meglio collega) del telescopio Hubble, ormai prossimo alla pensione per vecchiaia (in questi giorni è stata effettuata l’ultima manutenzione al grande vecchietto). Spitzer non è un telescopio “tradizionale”, ovvero per il visivo; è un telescopio a infrarossi, in grado di rilevare la luce a breve e medio infrarosso, in altre parole la luce con lunghezza d’onda tra 3,6 e 8,0 micron (1 micron è un milionesimo di metro). Per questa ragione la sua portata (quindi potenza) è nettamente superiore ai telescopi con ottica visiva tradizionale, disturbati dalle polveri e dalle stesse nebulose dell’Universo, così come un telescopio terrestre risente visivamente dell’atmosfera che circonda la Terra.  

Spitzer è un riflettore di tipo Ritchey-Chrétien, con uno specchio di 85 centimetri di diametro. Pesa meno di 50 kg ed è progettato per funzionare a temperatura molto basse.

Tutte le sue parti, fatta eccezione per lo specchio, sono fatte in berillio, materiale estremamente leggero ma molto resistente. Il berillio funziona particolarmente bene per la costruzione di telescopi a raggi infrarossi, perché ha una bassa capacità termica a temperature estremamente basse, il che significa che è molto facile da raffreddare velocemente. E’ notorio che i materiali si espandono e si contraggono a temperature di rilievo; le variazioni termiche  provocano uno stress notevole causando un “fuori fuoco” al telescopio. Il berillio, oltre a essere meno sensibile alle variazioni è particolarmente facile da raffreddare in tempi brevi. Il telescopio è collegato alla parte superiore del criostato, apparato specifico riempito con elio liquido che mantiene tutti gli strumenti scientifici ad una temperatura molto bassa. Le sue parti principali sono l’Infrared Array Camera (IRAC), spettrografo a infrarossi, il Multiband Imaging Photometer e un sensore di puntamento di riferimento di calibrazione, il controllo che assicura che il telescopio è puntato nella giusta direzione. A differenza di una normale macchina fotografica che ha un solo rivelatore a matrice ed è sensibile ad una vasta gamma di diverse lunghezze d’onda della luce, IRAC è una telecamera con quattro canali, ovvero ha quattro rivelatori diversi, ognuno sensibile alla luce di una particolare lunghezza d’onda. Ciascuna delle quattro matrici nella fotocamera ha un formato di 256 x 256 pixel.

In meno di sette anni dal lancio e in orbita a 118 mila chilometri dalla terra Spitzer ci ha regalato immagini del tutto nuove del nostro Cosmo, consentendo nuove scoperte e permettendo nuovi studi più approfonditi sulla composizione e sulla nascita dell’Universo.

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